1. OTT 2009 - I Protestanti Tedeschi hanno scelto una donna per guidare la loro Chiesa
  2. OTT 2009 - I Protestanti Svedesi dicono sì al matrimonio gay
  3. MAG 2011 - Cina, Il regime teme la fede ogni giorno in  10.000 diventano Cristiani  


REUTERS ITALIA, 28 Ottobre 2009

I Protestanti tedeschi oggi hanno scelto come loro guida Margot Kaessmann, vescovo luterano di Hannover, divorziata, la prima donna a ricoprire questo incarico e la terza a guidare una Chiesa importante. Kaessmann, 51 anni, presenza abituale nei talk show televisivi e ribattezzata dai media "il vescovo pop", era considerata una candidata troppo controversa per guidare la comunità dei protestanti tedeschi, che conta circa 25 milioni di abitanti, perché divorziata. Eppure ha ottenuto 132 voti su 142 al sinodo dell'Ekd, un'organizzazione che raccoglie 22 chiese tra Luterane, Riformate e Unite, nella votazione che avrebbe eletto il sostituto del Vescovo di Berlino Wolfgang Huber, in procinto di lasciare il posto di presidente dell'Ekd. "Questa elezione è un chiaro segnale per le chiese di tutto il mondo, il segnale che Dio ci chiama alla guida senza considerazioni di genere, colore o discendenza", ha detto il reverendo Ishmael Noko, Segretario generale della Federazione mondiale luterana all'agenzia di stampa Ecumenical News International, al sinodo di Ulm. Madre di quattro bambini, la Kaessman dovrà resuscitare l'appeal della sua Chiesa, che negli ultimi anni ha perso molti fedeli. Ha fama di modernizzatrice e le sue posizioni a favore di un dialogo più intenso tra cattolici e protestanti sono note. "We Are Church", un gruppo di riforma di laici cattolici, ha detto che la sua elezione è di buon auspicio per tutti i cattolici che sono a favore del sacerdozio femminile. Papa Benedetto XVI, tedesco anche lui, è assolutamente contrario all'introduzione di qualsiasi riforma del celibato dei sacerdoti nella Chiesa cattolica, la più grande del mondo, e la settimana scorsa si è addirittura offerto di accogliere i conservatori anglicani che, nelle loro chiese, si sono pronunciati contro le donne sacerdoti e i vescovi gay. Le sole donne al vertice di altre Chiese sono il vescovo presidente Katharine Jefferts Schori della Chiesa episcopale americana e il vescovo nazionale Susan Johnson della Chiesa evangelica luterana canadese. La regina Elisabetta è "governante suprema" della Chiesa d'Inghilterra ma l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams ne è la vera guida. La Chiesa inglese ha donne sacerdoti e la recente decisione di ammettere donne-vescovo potrebbe aprire la strada alle donne verso le posizioni di vertice, anche se i conservatori stanno cercando in tutti i modi di limitarne i poteri.

IL GIORNALE, 23 Ottobre 2009
Sì al matrimonio religioso tra omosessuali. La Chiesa luterana svedese fa da pioniera e approva una norma che consente anche ai gay di poter celebrare la loro unione in chiesa a partire dal primo novembre prossimo. D’ora in poi l’espressione «marito e moglie» sarà sostituita nei nuovi casi con una formula che in italiano suonerebbe come «sposi uniti legalmente». Se lo volessero, i singoli pastori potrebbero comunque continuare a rifiutarsi di celebrare il matrimonio di persone dello stesso sesso. La decisione arriva dopo che il primo maggio scorso una legge civile ha introdotto in Svezia la possibilità anche per gli omosessuali di contrarre matrimonio davanti all’ufficiale di stato civile. Il Sinodo della Chiesa di Svezia (luterana) ha passato la proposta a maggioranza, con 176 voti favorevoli su 249 (i delegati sono in tutto 251 ma due erano assenti, ndr) e lo ha fatto proprio nel giorno del trentesimo anniversario del provvedimento che ha messo fine alla classificazione dell’omosessualità come malattia. Già dal 2007 la Chiesa di Svezia offre ai suoi fedeli omosessuali una benedizione per la loro unione, un modo per accoglierli e riconoscerli in assenza di una presa di posizione ufficiale dal parte dei vertici. «La decisione del Sinodo è una presa di posizione a favore di una prospettiva inclusiva delle persone - dice Asa Regnér, leader dell’Associazione svedese per l’educazione sessuale (Rfsu), il principale gruppo in difesa dei diritti degli omosessuali in Svezia -. Al di là del fatto che uno sia religioso o no, questa cosa riguarda il clima sociale complessivo e la questione dell’uguaglianza fra le persone». Stupore e delusione, invece, tra i rappresentanti della Chiesa cattolica e ortodossa di Svezia, che si sono detti dispiaciuti per la decisione: «È con grande dispiacere che abbiamo ricevuto la notizia che la Chiesa di Svezia ha deciso di sposare persone dello stesso sesso chiamando questa unione “matrimonio”. È un passo indietro, non solo dalla tradizione cattolica ma anche dalle visioni sul matrimonio delle principali religioni del mondo», hanno scritto in una dichiarazione congiunta il vicario Frederik Emanuelson della Chiesa cattolica e padre Misha Kaksic, coordinatore della famiglia delle Chiese ortodosse al Consiglio cristiano di Svezia (Ccs). «Nelle nostre chiese non sposiamo coppie dello stesso sesso perché tutto ciò è in chiara opposizione con la tradizione della nostra Chiesa e con le nostre vedute sulla creazione».

IL GIORNALE, 14 Maggio 2011
La fede non si combatte. È questo il problema dei regimi. Sono anni che la religione torna a intralciare i piani della Repubblica Popolare cinese. Come una maledizione, come una iattura, continua a bussare alle porte della gente, nonostante le torture, al di là della paura, delle minacce, del terrore. Non è un caso che il primo dicembre scorso Papa Benedetto XVI abbia lanciato un appello alla Chiesa cinese, «che vive un momento particolarmente difficile». Pechino risponde, colpo su colpo, e prepara il «suo» conclave, fatto di preti scelti direttamente dal regime. Il governo ci prova da sempre, lotta contro i preti, le chiese, le processioni, le meditazioni. Mao voleva uno Stato ateo, senza traccia di credo religioso ma ha perso. A confermarlo anche l’ultima stima del professore Li Tianming, del dipartimento di teorie religiose dell’università di Renmin. «Ogni giorno sono dieci mila i cinesi che si convertono al cristianesimo». Un numero impressionante, ma soprattutto un dato che al governo fa paura. Nonostante i divieti, le torture, i campi di lavoro per «ripulire la mente». I cinesi continuano ad avere fede. La Cina ha due facce: quella ufficiale è atea, dall’altra parte c’è quella nascosta, che continua a crescere, che non si arresta, fatta da milioni di fedeli. «Oggi le religioni si stanno prendendo le loro rivincite», spiega il professor Tianming. «La Cina è una terra d’evangelizzazione», racconta. «Mai come oggi si sente tra la gente il bisogno di esprimere la fede. Si stima che ormai siano 200 milioni i credenti. A questo ritmo la Repubblica Popolare cinese diventerà il più grande Paese credente del mondo. Le persone vengono in chiesa perché si sentono felici, hanno bisogno di meditare». Ogni domenica i fedeli di San Giuseppe di Wangfujing arrivano puntuali. «Vengo perchè qui non si parla di politica», racconta una donna. È questo il sogno di un partito unico. Con buona pace dei comunisti. È dal 2010 che il governo cinese ha dichiarato guerra ai cattolici e protestanti, un centinaio di credenti erano stati arrestati nel mese di dicembre, e ancora oggi una trentina di loro si trovano in carcere. Sempre uguali le tecniche di persuasione, di tortura. Lo sanno bene anche i seguaci del Falun Dafa, considerata dal regime una setta, in realtà una tecnica di meditazione. Milleseicento cinesi torturati a morte, più di centomila detenuti in carcere, più di venticinquemila costretti in campi di lavoro, più di mille rinchiusi in ospedali psichiatrici. Dal 199l il Falun Dafa è considerata dal governo di Pechino illegale. Nasce nel 1992 e da allora diventa popolarissima. Sarà perché con soli cinque semplici esercizi promette effetti benefici sul corpo e sulla mente, sarà che tutto è gratuito, sarà che non ci sono tessere di iscrizioni, ma in meno di otto anni la pratica meditativa diventa molto popolare. Troppo per non essere considerata dal governo cinese pericolosa. Il Professor Thomas Bernstein, a capo dell’East Asian Institute della Columbia University, che si occupa del fenomeno, spiega: «Le autorità cinesi temono tutto quello che possa destabilizzare il governo. Sono terrorizzati dal caos. Nel Falun Dafa c’è una caratteristica molto particolare che li intimorisce: questa pratica viaggia nella società a tutti i livelli, anche amministrativi. Ci aderiscono contadini, soldati e addirittura alti rappresentanti del governo». Ed è per questo che Pechino ha appena dichiarato guerra ai gelsomini. Vietato anche nominare la parola, scriverla su internet, perché fa venire in mente proprio quella rivoluzione dei gelsomini che sta scuotendo tutto il Medio Oriente, che sta facendo cadere, una dopo l’altra, le dittature del Nord Africa. Le repressioni si fanno più dure, raccontare o fotografare le torture equivale a una condanna per aver rivelato segreti di Stato. La condanna è a vita. Amy Lee è di Pechino. È riuscita a scappare in America dopo essere stata torturata perché rinunciasse alla Falun Dafa: «Ho perso tutto, ma ho ancora il mio credo». E alla fine ha vinto lei.