REUTERS ITALIA, 28 Ottobre 2009
I
Protestanti tedeschi oggi
hanno scelto come loro guida Margot Kaessmann, vescovo luterano di
Hannover, divorziata, la prima donna a ricoprire questo incarico e la
terza a guidare una Chiesa importante.
Kaessmann, 51 anni, presenza abituale nei talk show televisivi e
ribattezzata dai media "il vescovo pop", era considerata una candidata
troppo controversa per guidare la comunità dei protestanti
tedeschi, che conta
circa 25 milioni di abitanti, perché divorziata.
Eppure ha ottenuto 132 voti su 142 al sinodo dell'Ekd,
un'organizzazione che raccoglie 22 chiese tra Luterane, Riformate e
Unite, nella votazione che avrebbe eletto il sostituto del Vescovo di
Berlino Wolfgang Huber, in procinto di lasciare il posto di presidente
dell'Ekd.
"Questa elezione è un chiaro segnale per le chiese di tutto
il
mondo, il segnale che Dio ci chiama alla guida
senza considerazioni di genere, colore o discendenza", ha detto il
reverendo Ishmael Noko, Segretario generale
della Federazione mondiale luterana all'agenzia di stampa Ecumenical
News International, al sinodo di Ulm.
Madre di quattro bambini, la Kaessman dovrà resuscitare
l'appeal
della sua Chiesa, che negli ultimi anni ha perso molti fedeli.
Ha fama di modernizzatrice e le sue posizioni a favore di un dialogo
più intenso tra cattolici e protestanti sono note. "We Are
Church", un gruppo di riforma di laici cattolici, ha detto che la sua
elezione è di buon auspicio per tutti
i cattolici che sono a favore del sacerdozio femminile.
Papa Benedetto XVI, tedesco anche lui, è assolutamente
contrario
all'introduzione di qualsiasi riforma del celibato
dei sacerdoti nella Chiesa cattolica, la più grande del
mondo, e
la settimana scorsa si è addirittura offerto di accogliere i
conservatori anglicani che, nelle loro chiese, si sono pronunciati
contro le donne sacerdoti e i vescovi gay.
Le sole donne al vertice di altre Chiese sono il vescovo presidente
Katharine Jefferts Schori della Chiesa episcopale
americana e il vescovo nazionale Susan Johnson della Chiesa evangelica
luterana canadese.
La regina Elisabetta è "governante suprema" della Chiesa
d'Inghilterra ma l'arcivescovo di Canterbury Rowan
Williams ne è la vera guida.
La Chiesa inglese ha donne sacerdoti e la recente decisione di
ammettere donne-vescovo potrebbe aprire la strada
alle donne verso le posizioni di vertice, anche se i conservatori
stanno cercando in tutti i modi di limitarne i poteri.
IL GIORNALE, 23 Ottobre 2009
Sì
al matrimonio
religioso tra omosessuali. La Chiesa luterana svedese fa da pioniera e
approva una norma che consente anche ai gay di
poter celebrare la loro
unione
in chiesa a partire dal primo novembre prossimo. D’ora in poi
l’espressione «marito e moglie»
sarà
sostituita nei nuovi casi con una formula che in italiano suonerebbe
come «sposi uniti legalmente». Se lo volessero, i
singoli
pastori potrebbero comunque continuare a rifiutarsi di celebrare
il matrimonio di persone dello stesso sesso.
La decisione arriva dopo che il primo maggio scorso una legge civile ha
introdotto in Svezia la possibilità anche per gli
omosessuali di contrarre matrimonio davanti all’ufficiale di
stato civile.
Il Sinodo della Chiesa di Svezia (luterana) ha passato la proposta a
maggioranza, con 176 voti favorevoli su 249 (i delegati sono in tutto
251 ma due erano assenti, ndr) e lo ha fatto proprio nel giorno del
trentesimo anniversario
del provvedimento che ha messo fine alla classificazione
dell’omosessualità come malattia.
Già dal 2007 la Chiesa di Svezia offre ai suoi fedeli
omosessuali una benedizione per la loro unione, un modo per accoglierli
e riconoscerli in assenza di una presa di posizione ufficiale dal parte
dei vertici.
«La decisione del Sinodo è una presa di posizione
a favore
di una prospettiva inclusiva delle persone - dice Asa
Regnér,
leader dell’Associazione svedese per l’educazione
sessuale
(Rfsu), il principale gruppo in difesa dei diritti degli omosessuali
in Svezia -. Al di là del fatto che uno sia religioso o no,
questa cosa riguarda il clima sociale complessivo e la questione
dell’uguaglianza fra le persone».
Stupore e delusione, invece, tra i rappresentanti della Chiesa
cattolica e ortodossa di Svezia, che si sono detti
dispiaciuti per la decisione: «È con grande
dispiacere che
abbiamo ricevuto la notizia che la Chiesa di Svezia ha
deciso di sposare persone dello stesso sesso chiamando questa unione
“matrimonio”. È un passo indietro, non
solo dalla
tradizione cattolica ma anche dalle visioni sul matrimonio delle
principali
religioni del mondo», hanno scritto in una dichiarazione
congiunta il vicario Frederik Emanuelson della Chiesa cattolica
e padre Misha Kaksic, coordinatore della famiglia delle Chiese
ortodosse al Consiglio cristiano di Svezia (Ccs). «Nelle
nostre
chiese non sposiamo coppie dello stesso sesso perché tutto
ciò è in chiara opposizione con la tradizione
della nostra Chiesa e con le nostre vedute sulla creazione».
IL GIORNALE, 14 Maggio 2011
La fede non si combatte. È questo il problema dei regimi.
Sono anni che la religione torna a intralciare i piani della Repubblica
Popolare cinese. Come una maledizione, come una iattura, continua a
bussare alle porte della gente, nonostante le torture, al di
là della paura, delle minacce, del terrore. Non è
un caso che il primo dicembre scorso Papa Benedetto XVI abbia lanciato
un appello alla Chiesa cinese, «che vive un momento
particolarmente difficile». Pechino risponde, colpo su colpo,
e prepara il «suo» conclave, fatto di preti scelti
direttamente dal regime. Il governo ci prova da sempre, lotta contro i
preti, le chiese, le processioni, le meditazioni. Mao voleva uno Stato
ateo, senza traccia di credo religioso ma ha perso. A confermarlo anche
l’ultima stima del professore Li Tianming, del dipartimento
di teorie religiose dell’università di Renmin.
«Ogni giorno sono dieci mila i cinesi che si convertono al
cristianesimo». Un numero impressionante, ma soprattutto un
dato che al governo fa paura. Nonostante i divieti, le torture, i campi
di lavoro per «ripulire la mente». I cinesi
continuano ad avere fede. La Cina ha due facce: quella ufficiale
è atea, dall’altra parte c’è
quella nascosta, che continua a crescere, che non si arresta, fatta da
milioni di fedeli. «Oggi le religioni si stanno prendendo le
loro rivincite», spiega il professor Tianming. «La
Cina è una terra d’evangelizzazione»,
racconta. «Mai come oggi si sente tra la gente il bisogno di
esprimere la fede. Si stima che ormai siano 200 milioni i credenti. A
questo ritmo la Repubblica Popolare cinese diventerà il
più grande Paese credente del mondo. Le persone vengono in
chiesa perché si sentono felici, hanno bisogno di
meditare».
Ogni domenica i fedeli di San Giuseppe di Wangfujing arrivano puntuali.
«Vengo perchè qui non si parla di
politica», racconta una donna. È questo il sogno
di un partito unico. Con buona pace dei comunisti.
È dal 2010 che il governo cinese ha dichiarato guerra ai
cattolici e protestanti, un centinaio di credenti erano stati arrestati
nel mese di dicembre, e ancora oggi una trentina di loro si trovano in
carcere. Sempre uguali le tecniche di persuasione, di tortura. Lo sanno
bene anche i seguaci del Falun Dafa, considerata dal regime una setta,
in realtà una tecnica di meditazione. Milleseicento cinesi
torturati a morte, più di centomila detenuti in carcere,
più di venticinquemila costretti in campi di lavoro,
più di mille rinchiusi in ospedali psichiatrici. Dal 199l il
Falun Dafa è considerata dal governo di Pechino illegale.
Nasce nel 1992 e da allora diventa popolarissima. Sarà
perché con soli cinque semplici esercizi promette effetti
benefici sul corpo e sulla mente, sarà che tutto
è gratuito, sarà che non ci sono tessere di
iscrizioni, ma in meno di otto anni la pratica meditativa diventa molto
popolare. Troppo per non essere considerata dal governo cinese
pericolosa.
Il Professor Thomas Bernstein, a capo dell’East Asian
Institute della Columbia University, che si occupa del fenomeno,
spiega: «Le autorità cinesi temono tutto quello
che possa destabilizzare il governo. Sono terrorizzati dal caos. Nel
Falun Dafa c’è una caratteristica molto
particolare che li intimorisce: questa pratica viaggia nella
società a tutti i livelli, anche amministrativi. Ci
aderiscono contadini, soldati e addirittura alti rappresentanti del
governo». Ed è per questo che Pechino ha appena
dichiarato guerra ai gelsomini. Vietato anche nominare la parola,
scriverla su internet, perché fa venire in mente proprio
quella rivoluzione dei gelsomini che sta scuotendo tutto il Medio
Oriente, che sta facendo cadere, una dopo l’altra, le
dittature del Nord Africa. Le repressioni si fanno più dure,
raccontare o fotografare le torture equivale a una condanna per aver
rivelato segreti di Stato. La condanna è a vita. Amy Lee
è di Pechino. È riuscita a scappare in America
dopo essere stata torturata perché rinunciasse alla Falun
Dafa: «Ho perso tutto, ma ho ancora il mio credo».
E alla fine ha vinto lei.