CONFESSIONE DI FEDE VALDESE DEL 1655
Confessione di fede delle Chiese Riformate, Cattoliche et Apostoliche del Piemonte, confermata per testimonianze espresse dalla Santa Scrittura.Avendo inteso che i nostri Avversarii, non contentandosi di haverci crudelmente perseguitati e spogliati de' nostri beni, per renderci vie più odiosi, vanno ancora seminando de' falsi rumori tendenti non solo a macchiare le nostre persone, ma principalmente a denigrare con calonnie infami la santa e salutare dottrina, la quale professiamo; Noi siamo obligati per chiarire lo spirito di quelli che potrebbono essere preoccupati di tali sinistri pensieri, di fare una breve dichiaratione della nostra fede, quale l'habbiamo per l'addietro avuta, e la teniamo ancora hoggidì, conforme alla Parola de Dio, acciocché ognuno vegga la falsità di quelle calonnie e con quanta ingiustitia siamo odiati e perseguitati per una sì innocente dottrina.
Noi crediamo
Articolo 1 - (Trinità)
Che vi è un solo Iddio, il quale è una Essenza spirituale, eterna, infinita, del tutto savia, misericordiosa, giusta, in somma del tutto perfetta; e che vi sono tre Persone in quella sola e semplice essenza, il Padre il Figliuolo e lo Spirito Santo.
PROVE
Deut. 4,39 - Isa. 42,8; 45,5. - Non è dunque licito appoggiar la fiducia e speranza nostra nelle creature, ne invocar li Santi, ne adorar le imagini, o la croce, atteso che queste cose non sono Dio. - Esodo 20,2 - Isa. 40,18 e 25. - Contra questo la Chiesa Romana rappresenta Iddio in habito Papale, benche S. Paolo lo habbia condannato gl'antichi Romani e altri Pagani perche essi havevano mutata la gloria dell'incorruttibile Iddio nella somiglianza dell'imagine dell'huomo corruttibile. Rom. 1,23 - Giov. 4,24 - Iob. 11,7 - Rom. 11,33 - Luc. 1,37 - I Tim. 1,17 - I Re 8,39 - Fatti 15,8 - Sal. 106,1 - Esodo 34,6 - Sal. 103,13. Se li Dottori Papali lo credessero veramente tale non si sarebbono imaginati falsamente e non darebbono d'intender che Iddio brugia vivi i suoi figliuoli in un fuoco ardentissimo nel loro preteso Purgatorio, centinaia o migliaia d'anni per i peccati già perdonati in virtù della morte di Christo. - Isa. 55,7 - Ez. 33,11 - II Cor. 1,3. Molti prelati Romani, per svolger l'amor de gl'huomini da Dio alle creature, propongono al popolo Iddio armato solo di giustizia, talche se un peccatore vuol conseguir gratia, in luogo d'indirizzarlo a Dio padre delle misericordie per Jesu Christo, nel quale, e pel quale noi possiamo ottener gratia, e conseguir indulgenza plenaria ciò è il perdono di tutti li peccati, lo rimandano alla B. Vergine, chiamandola Madre di misericordia: dicendo che Iddio le ha dato la metà del suo regno, ciò è la misericordia ritenendo per se la giustitia, come Cassandro celebre dottor papale lo confessa.
Il mistero della Santa e adorabile Trinità c'è insegnato nella Santa Scrittura, come si vede ne' luoghi seguenti, Matt. 28,19 - II Cor. 13,13 - I Giov. 5,7.
Articolo 2 - (Rivelazione)
Che quello Iddio s'è manifestato agli huomini nelle sue opere della Creazione e della Providenza, di più nella sua Parola rivelata dal principio con oracoli in diverse maniere, poi messa in iscritto ne' libri chiamati la Scrittura Santa.
PROVE
Rom. 1,20 - Sal. 19,1 e 8 - Sal. 119,105 - Ebr. 1,1 - II Piet. 1,20 - II Tim. 3,15 e 16. Onde segue che in fatto di Religione non si deve ricever alcuna dottrina inventata dagl'huomini fuori della Parola di Dio contenuta pienamente nella Santa Scrittura.
Aricolo. 3 - (Sacra Scrittura)
Che conviene ricevere, come riceviamo, questa Santa Scrittura per divina e canonica, ciò è per regola della nostra fede e vita; e ch'ella è pienamente contenuta ne' libri del Vecchio e Nuovo Testamento; che nel Vecchio Testamento deono esser solo compresi i libri ch'Iddio fidò alla Chiesa Judaïca, da lei sempre approvati e riconosciuti per divini, cioè i cinque libri di Moise, Josue, li Giudici, Rut, 1° e 2° di Samuel, 1° e 2° de' Rè, 1° e 2° delle Croniche, ossia Paralipomenon, il 1° di Esdra, Nehemia, Ester, Job, i Salmi, i Proverbi di Salomone, l'Ecclesiaste, il Cantico de' Cantici, i quattro gran Profeti, i dodici piccoli: e nel Nuovo i quattro Evangelij, i Fatti delli Apostoli, le Epistole di Santo Paolo, una a' Romani, due a' Corinti, una a' Galati, una alli Efesi una a' Filippesi, una a' Colossesi, due a' Thessalonicesi, due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone, l'Epistola agli Hebrei, una di Santo Jacopo, due di Santo Pietro, tre di Santo Giovanni, una di Santo Juda e l'Apocalisse.
PROVE
Esodo 24,4 - Esodo 34,27 - II Piet. 1,21 - Rom. 3,2; e però i libri Apocrifi che non furono mai dati da Dio a Iudei non sono oracoli di Dio. - Rom. 15,4 - II Tim. 3,16 - I Tess. 4,8 - Deut. 12,32 - Rom. 1,1 e 2 - Giov. 5,39 e 45 - Fatti 17,11 - Luc. 16,29. Ecco quanta fide si dee dar alli libri della Santa Scrittura; più che ad uno huomo che fosse risuscitato da' morti. - Luc. 24,44 - Isa. 8,20 - I Cor. 4,6 - Gal. 6,16 - Gal. 3,15. Molto manco è egli lecito mutare o aggiunger cosa veruna al testamento di Dio contenuto nella Santa Scrittura, confermato con la morte di Christo nostro Salvatore. Gal. 1,8. Con che conscienza dunque il Papa aggiunge egli tante cose oltre la Sacra Scrittura? - Apoc. 22,18. S. Giovanni imponendo fine all'Apocalisse, che è l'ultimo libro della Santa Scrittura, ha voluto suggellarla tutta con questa santa protestatione, apposta come freno all'audacia e temerità de gl'huomini.
Articolo 4 - (Lettura biblica)
Che riconosciamo la divinità di questi libri sacri, non solo dalla testimonianza della Chiesa, ma principalmente dall'eterna et indubitabile verità della dottrina contenuta in essi, dall'eccellenza, sublimità e maestà del tutto divina che vi si dimostra, e dall'operatione dello Spirito Santo che ci fa ricevere con riverenza la testimonianza la quale ce ne rende la Chiesa, e che ci apre gli occhi per iscoprir i raggi della celeste luce che risplendono nella Scrittura, e corregge il nostro gusto per discernere questo cibo col suo divino sapore.
PROVE
Giov. 4,42. Così chi legge con riverenza la Santa Scrittura riconosce questa esser la voce di Dio e non d'un huomo. Giov. 3,31 - Luc. 24,32 - Ebr. 4,12 - Sal. 12,6 - Sal. 19,8 - I Cor. 2,14/15. Tutti i fedeli hanno questo Spirito di Dio come insegna San Paolo in Rom. 8,9 - Cioè, non è cristiano. Onde scrivendo a tutti li corinti e tessalonicesi esso gli esorta di giudicarne: I Cor. 10,15 - II Cor. 1,13 - I Tess. 5,19 a 21 - I Giov. 4,1.
Articolo 5 - (Creazione)
Ch'Iddio ha fatto tutte le cose di nulla, colla sua voluntà del tutto libera, e colla potenza infinita della sua parola.
PROVE
Gen. 1,1 - Esodo 20,11 - Sal. 33,6 - Ebr. 11,3 - Colos. 1,16.
Articolo 6 - (Provvidenza)
Ch'egli le conduce e governa tutte colla sua providenza, ordinando et addirizzando tutto ciò che nel mondo accade, senza che però egli sia ne autore ne causa del male il quale fanno le creature, o che la colpa ne gli possa o debba in alcuna maniera essere imputata.
PROVE
Deut. 32,4 - Sal. 135,6 - Efes. 1,11 - Fatti 17,24,25,28 - Matt. 10,29 - Lam. 3,38 - Isa. 45,6,7 - Amos 3,6 - Sal. 5,5 - Sal. 45,7 - Iac. 1,13/14 - Giov. 8,44 - I Giov. 3,8 - I Giov. 2,16 - Genesi 45,4/5 - Genesi 50,20 - Fatti 2,23 - Fatti 4,27/28.
Articolo 7 - (Angeli)
Che gli Angeli essendo stati tutti creati puri e santi, alcuni sono caduti in una corruttione e perditione irreparabile, ma che gli altri sono perseverati per la bontà di Dio che gli ha sostenuti e confirmati.
PROVE
Col. 1,16 - Iuda 6 - II Piet. 2,4 - I Tim. 5,21 - Matt. 16,27 e 25,31 - Ebr. 1,14. Non fu però mai ordinato da Dio d'invocarli, ne mai da fedeli è stato invocato o adorato alcuno angelo creato: anzi l'angelo ricusò l'adoratione Apoc. 19,10 e 22,8/9, come essendo dovuta a Dio solo.
Articolo 8 - (Caduta di Adamo)
Che l'huomo, il quale era stato creato puro e santo all'imagine di Dio, per sua colpa s'è privato di quello stato felice, prestando fede a' discorsi ingannevoli del Diavolo.
PROVE
Eccl. 7,29 - Gen. 1,26,27 - Efes. 4,24 - Col. 3,10 - II Cor. 11,3 - I Tim. 2,14 - Rom. 5,12.
Articolo 9 - (Corruzione del genere umano)
Che l'huomo nella sua trasgressione ha perduta la giustitia e la santità ch'egli haveva ricevuta, et è incorso nell'indegnatione di Dio, nella morte, e nella cattività sotto la potenza di colui che ha l'imperio della morte, ciò è del Diavolo, a tal segno ch'il suo libero arbitrio è divenuto servo e schiavo del peccato; così che di natura tutti gli huomini, e Judei e Gentili, sono figliuoli d'ira, tutti morti ne' loro falli e peccati, e conseguentemente incapaci di havere alcun buono muovimento per la salute, etiandio di formare un buon pensiero senza la gratia, tutte le loro imaginationi non essendo altro che male in ogni tempo.
PROVE
Rom. 3, da 9 a 12 - Rom. 5,12 - Giov. 8,34 - Rom. 6,17 - Efes. 2, da 1 a 3 - Rom. 8,7/8 - I Cor. 2,14 - Gen. 6,5 e 8,21 - Ieremia 17,9 - Matt. 7,18 - Giov. 6,44 - Giov. 15,5 - Giov. 3,5/6 e 27 - I Cor. 2,11,14 - I Cor. 12,3 - II Cor. 3,5.
Articolo 10 - (Peccato originale)
Che tutta la posterità d'Adamo è colpevole in esso lui e con esso lui della sua disubbidienza, infetta della sua corruttione, e caduta nella medesima calamità, infino alli piccoli fanciulli fin dal ventre della madre: onde viene il nome di peccato originale.
PROVE
Rom. 5,12 a 19 - Iob. 14,4 - Iob. 15,14 - Sal. 51,5 - I Re 8,46 - Prov. 20,9 - Eccl. 7,20 - Matt. 15,19 - Efes. 2,1 a 3 - I Cor. 15,22.
Articolo 11 - (Elezione)
Che Iddio cava da quella corruttione e condannatione le persone ch'egli ha elette dinanzi la fondatione del mondo, non perché egli prevedesse in loro alcuna buona dispositione alla fede o alla santità, ma per la sua misericordia in Jesu Christo suo figliuolo, lasciandovi gli altri secondo la raggione sovrana et irreprehensibile della sua libertà e giustitia.
PROVE
I Cor. 4,7 - Efes. 2,3 a 9 - Efes. 1,3 a 6 - Tit. 3,3 a 5 - Rom. 3,9 - Rom. 9,11 a 24 - II Tim. 1,9 - II Tim. 2,19 - Rom. 8,29,30 - Giov. 17,6 e 9 - Rom. 11,5 e 6 - Rom. 11 da 33 a 36.
Articolo 12 - (Gesù Cristo)
Che Jesu Christo essendo stato da Dio ordinato nel suo eterno decreto per essere il solo Salvatore, e l'unico capo del suo corpo, che è la Chiesa; egli l'ha riscattato col suo proprio sangue, nel compimento de' tempi, e le communica tutti i suoi beneficij coll'Evangelio.
PROVE
Rom. 3,25 - I Piet. 1, da 18 a 20 - Gal. 1,4 - Matt. 1,21 - Giov. 3,16 - II Tim. 1,9 - Efes. 1, da 4 a 7 e 21,22 - Efes. 5,23 e 25/26 - Fatti 20,28 - Fatti 4,12 - Giov. 14,6 - I Tim. 2,5/6 - Tit. 2,14 - I Giov. 1,7.
Articolo 13 - (Vero uomo e vero Dio)
Che vi sono due nature in Jesu Christo, la divina e l'humana, veramente unite in una stessa persona, senza confusione, senza separatione, senza divisione, senza cangiamento, l'una e l'altra natura serbando le sue distinte proprietà e che Jesu Christo è insieme vero Dio e vero huomo.
PROVE
Matt. 1,22,23 - Isa. 7,14 - Luca 1,35 - Rom. 1,3,4 - Rom. 9,5 - Giov. 1,14 - I Tim. 3,16 - Ebr. 1,3 - Col. 2,9 - I Cor. 1,30.
Articolo 14 - (Morto per i nostri peccati)
Che Iddio ha tanto amato il mondo ch'egli ha dato il suo Figliuolo per salvarci colla sua perfettissima ubbidienza, quella specialmente ch'egli ha dimostrata sofferendo la morte maledetta della croce, e colle vittorie ch'egli ha riportate sopra 'l Diavolo, il peccato e la morte.
PROVE
Giov. 3,16 - Rom. 5,8 - Giov. 17, 9 - Rom. 8,3 e 32 - I Giov. 4,9 e 10 - I Giov. 2,2 - - I Giov. 1,7 - Rom. 5,19 - Fil. 2,7 e 8 - Gal. 4,4 e 5 - Gal. 3,13 - Ebr. 10,8 a 10 - Ebr. 2,14 e 15 - I Cor. 15,56 e 57 - Apoc. 12,10 e 11.
Articolo 15 - (Irrepetibilità del sacrificio di Cristo)
Che Jesu Christo avendo fatto l'intera espiatione de' nostri peccati col suo perfettissimo sacrificio una volta offerto nella croce, non puole né deve esser reiterato sotto qualunque pretesto.
PROVE
Rom. 3,24 e 25 - I Tim. 2,6 - Ebr. 9,14 - I Piet. 1,18 e 19 - I Piet. 2,24 - I Giov. 1,7 - I Giov. 2,2 - Ebr. 7, da 24 a 27. Notate che il vero sacrificio di Christo essendo fatto una sola volta, non conviene reiterarlo, come si pretende nella messa; ma solo ricorrer alla sua intercessione che è perpetua, per conseguir il frutto di quel unico sacrificio, che è d'eterna virtù. - Ebr. 9,12 - Ebr. 9,22. Dunque non spargendosi il sangue di Christo nella Messa non vi si fa remissione de' peccati. - Ebr. 9,25. Il che li preti danno d'intender, e così contradicono all'Apostolo. - Ebr. 9,26. Secondo la santa dottrina dell'Apostolo, se Christo si offerisse più volte in sacrificio, sofferirebbe più volte. Hor Christo non sofferisce più, non muore più, dice l'istesso Rom. 6,9. Dunque non si offerisce più. - Ebr. 9,27 e 28. Il sacrificio di Christo essendo la sua morte, come egli non sofferisce, ne muore, più volte, così non si offerisce più volte. - Ebr.10,10, non dunque per quella che pretendono far li preti mille e mille volte nelle loro messe - Ebr. 10,14. Atteniamoci dunque a questo solo vero sacrificio di Christo.
Articolo 16 - (Riconciliazione con Dio
Che il Signor Jesu havendoci pienamente riconciliati a Dio con il sangue della sua croce, in virtù del suo solo merito e non delle nostre opere, noi siamo assolti e giustificati nel suo cospetto.
PROVE
Ier. 23,6 - Isa. 53,5 e 6 e 11 - II Cor. 5,20 e 21 - Rom. 5,19 - Rom. 3,24 e 25 - Rom. 3,28 - Rom. 4,25 - Rom. 5,9 e 10 - Efes. 1,7 - Efes. 2,8 e 9 - Col. 1,19 e 20 - Tit. 3,4 e 5 - I Giov. 1,7; onde segue non esservi altro Purgatorio. - I Cor. 1,30 - Rom. 8,1.
Articolo 17 - (Unione con Cristo)
Che noi habbiamo unione con Jesu Christo e communione a' suoi beneficij, per la fede, la quale si appoggia sopra le promesse di vita che ci sono fatte nell'Evangelio.
PROVE
Rom. 10,17 - Rom. 1,16 - Efes. 3,16,17 - Abac. 2,4 - Gal. 2,20 - Giov. 1,12 - Giov. 3,36 - Giov. 6,35 - Rom. 5,1.
Articolo 18 - (La fede)
Che quella fede viene dall'operatione gratiosa et efficace dello Spirito Santo che allumina le anime nostre e le porta ad appoggiarsi sopra la misericordia di Dio per applicarsi i meriti di Jesu Christo.
PROVE
Efes. 1, da 16 a 18 - Efes. 2,1 e 8 - Matt. 11,25 a 26 - Matt. 16,17 - I Cor. 2,9 e 10 - I Cor. 12,9 - Gal. 5,22 - Giov. 6,44 - Fatti 16,14 - Rom. 12,3 - Fil. 1,29 - Fil. 2,13 - II Cor. 1,21 e 22 - Efes. 1,13 e 14 - Rom. 8, da 14 a 17.
Articolo 19 - (Cristo solo mediatore)
Che Jesu Christo è il nostro vero ed unico Mediatore non solo di redentione, ma anche d'intercessione, e che per i suoi meriti e per la sua intercessione noi habbiamo introduttione al Padre per invocarlo con santa fiducia d'essere essauditi, senza che sia necessario il ricorrere ad alcun altro intercessore che lui.
PROVE
I Tim. 2,5 e 6. Egli è dunque non solo Mediatore di Redentione havendoci riscattati, ma d'intercessione, poi che qui l'Apostolo tratta delle preghiere che li fedeli deono presentare a Dio per mezzo suo. E così vi è un solo mediatore tanto d'intercessione quanto di redentione. - Ebr. 12,22 e 24. Notate che 'l sangue di Christo, prezzo della nostra Redentione parla intercedendo per noi. Onde segue che colui solo che ha sparso il suo sacro sangue per riscattarci è nostro Intercessore appo Dio. - I Giov. 2,1 e 2. Anche il Discepolo diletto non c'indirizza ad alcun altro avvocato o intercessore che a colui solo che è nostro Redentore e purgamento delle nostre iniquità. Così Cristo nelli testi seguenti ci chiama a se, e non ci rimanda ad altri mediatori. - Matt. 11,28 - Giov. 14,6. Dunque quelli che cercano altre strade non vanno a Dio. - Efes. 2,18 - Efes. 3,12 - Ebr. 10,19 e 20 e 22 - Ebr. 4, da 14 a 16 - Giov. 14,13 e 14 - Giov. 16,23.
Articolo 20 - (Buone opere)
Che come Iddio ci promette la rigeneratione in Jesu Christo, coloro che sono uniti con esso lui per una viva fede deono adoperarsi e realmente s'adoperano a buone opere.
PROVE
I Piet. 1,3 - Giov. 15,5 - Fil. 1,11 - Efes. 2,5 e 6 e 10 - II Cor. 5,15 e 17 - Rom. 6,4 - Gal. 2,20 - Tit. 2, da 11 a 14 - Giov. 3,3 e 6 - Tit. 3, da 3 a 8 - Rom. 6, da 11 a 13 - Efes. 4, da 21 a 24 - Matt. 3,8 e 10 - Matt. 7,17 - Gal. 5,6 - Iac. 2,17 - I Giov. 5,18.
Articolo 21 - (Necessità delle opere)
Che le buone opere sono tanto necessarie a' fedeli che non possono giongere al regno de' cieli senza farle, atteso che Iddio le ha preparate accioche in esse noi caminiamo: che così dobbiamo fuggire i vitij et applicarci alle virtù christiane, impiegando i digiuni et ogni altro mezzo che può servirci in una cosa sì santa.
PROVE
Efes. 2,10 - I Tess. 4,3 - Ebr. 12,14 - Apoc. 21,27 - I Cor. 6, da 9 a 11 - Rom. 8,13 - Col. 3,5 e 6 - I Cor. 9,27 - Tit. 2,12 - Isa. 58,6 - I Tim. 4,8.
Articolo 22 - (Ricompensa delle opere)
Che quantunque le buone opere nostre non possano meritar, il Signore non lascierà di ricompensarle della vita eterna per una misericordiosa continuatione della sua gratia et in virtù della costanza immutabile delle promesse ch'egli ce n'ha fatte.
PROVE
Iob. 9,2 e 3 - Sal. 143,2 - Rom. 3,20 - Luca 17,10 - Iob. 22,2 - Sal. 16,2 - Efes. 2,8 e 9 - II Tim. 1,9 - Tit. 3,5 - Col. 3,23 e 24. Notate che il premio e la mercede promessa da Dio a' fedeli è eredità di figliuoli, non salario dovuto loro in qualità di servitori mercenarij. Matt. 25,34. Essi dunque non lo pretendono per i loro meriti, ma per la gratia e misericordia del Padre, che gl'ha adottati per suoi figliuoli, benedetti e fatti suoi eredi. - Rom. 8, da 15 a 18. Notate che neanche le sofferenze de' santi martiri possono meritar l'heredità della gloria celeste, ne esserle pareggiate. - Rom. 6,22 e 23. Così l'Apostolo c'insegna che l'huomo per li suoi peccati merita la morte, come vero salario delle sue scelerateze e supplicio dovuto a suoi crimi, ma che li fedeli non possono pretender la vita eterna come salario meritato per le loro buone opere, anzi che la conseguiscono come un dono gratuito di Dio per li meriti di Jesu Christo nostro Salvatore, e per farcelo veder più chiaro, l'Apostolo avendo detto il salario del peccato è la morte, benche l'oppositione paresse richiederlo, non soggionge il salario delle buone opere è la vita, ma scrive che la vita eterna è dono di Dio.
Articolo 23 - (I santi)
Che quelli che possegono la vita eterna in conseguenza della fede e delle buone opere loro deono esser considerati come santi e glorificati, lodati per le loro virtù, imitati in tutte le belle attioni della loro vita, ma non adorati ne invocati, poi che non si deve pregar se non un solo Iddio per Jesu Christo.
PROVE
Sal. 116,15 - Apoc. 14,13 - Isa. 57,1 e 2 - Ebr. 13,7 - I Cor. 11,1 - Giov. 8,39 - Matt. 4,10 - Isa. 42,8 - Isa. 48,11 - Joel 2,32 - Rom. 10,13. L'oggetto sopra 'l quale s'appoggia la fede è Dio solo. Ierem. 17,5. Dio solo dunque deve essere invocato. - Sal. 50,15. In tutta la S. Scrittura non si trova ne precetto d'invocare gl'Angeli o li Santi raccolti in cielo, ne promessa di gratia a chi lo facesse, ne esempio d'alcun fedele che gl'habbia pregati. - Matt. 11,28. Christo non gli rimanda ne alli santi ne alle sante. E gl'Apostoli nelle loro epistole e prediche mai non hanno racommandato se stessi a altri, ne alla Beata Vergine, ne ad alcuno de santi defonti: ma al solo Dio per Jesu Christo unico mediatore tra Dio e gl'huomini.
Luc. 11 da 1 a 4. Essendo egli richiesto in generale d'insegnar loro a pregar, non diede loro varie forme d'orationi, una a Dio, altre agl'angeli, et a' santi, anzi, per far loro veder chiaro che si deve invocar Dio solo, prescrive loro questo divino modello d'oratione, che non si può indirizzare ad alcuna creatura. Giud. 13,16. Non fu mai ordinata alcuna offerta religiosa da presentare a' santi, o alli angeli molto manco dobbiamo offerir loro il sacrificio spirituale della preghiera.
I Re 8,39. Dunque gl'angeli e li santi non essendo scrutatori del cuore, non possono intendere le vere orationi, che sono li pensieri e desideri de' cuori fedeli, e non la favella fallace delle labbia. - Eccl. 9,5 e 6, cfr. Iob. 14,21 - II Re 22,20. Se li santi raccolti nel riposo di Dio in cielo vedessero li peccati e le calamità nelle quali cadono le persone a loro care, e sopra tutto quelle della Chiesa, sarebbe turbata la loro felicità. Hor se, come qui viene accennato, il Santo Re Iosia dopo la morte non vedeva le publiche miserie del popolo di Dio, molto meno possono i santi conoscer le necessità di tutte le persone particolari che sono in tutto 'l mondo, o intender le preghiere loro. - Isa. 63,16. Poi che questi Santi Patriarchi, Abramo amico di Dio, Padre de credenti, et Israel che haveva veduto Iddio faccia a faccia, non conoscevano li loro posteri del tempo d'Jsaia, come si può credere che gl'altri santi intendano le orationi di tutti gl'huomini?
Articolo 24 - (La Chiesa e il suo Capo)
Che Iddio s'è raccolta una chiesa nel mondo per la salute degl'huomini, e ch'ella non ha se non un solo Capo e fondamento, cioè Jesu Christo.
PROVE
Isa. 4,3 - Giov. 10, da 14 a 16 - Giov. 11,51 e 52 - Deut. 7,6 - Sal. 33,12 - Sal. 46,5 - Sal. 87,1 e 3 - Sal. 100,3 - Sal. 147,2 - Sal. 118,22 e 23 - Fatti 4,11 - Matt. 16,18 - Efes. 1,22,23 - I Cor. 3,11 - Efes. 2,20 e 21; 5,23. Come dunque non ha vergogna il Papa di vantarsi d'esser capo e sposo della Chiesa? Come si può creder quella esser la casta sposa di Cristo, che riconosce un'altro sposo?
Articolo 25 - (Definizione della Chiesa)
Che quella Chiesa è la compagnia de' fedeli, i quali essendo stati da Dio eletti avanti la fondatione del mondo, e chiamati d'una santa vocatione, vengono ad unirsi per seguitare la Parola di Dio, credendo ciò ch'egli vi ci insegna e vivendo nel suo timore.
PROVE
Efes. 4, da 11 a 13 - Rom. 8,29 e 30 - Matt. 22,14 - I Giov. 2,18 e 19 - I Tess. 4,7 - Iuda 1 - I Cor. 1,2 - Giov. 8,47 - Giov. 10,3 e 4 - Giov. 17,6,9,17, da 19 a 21 e 24 - II Tim. 2,19 - I Giov. 2,3 e 4 - I Giov. 3,3.
Articolo 26 - (Sua indefettibilità)
Che quella Chiesa non puole mancare et esser ridutta al niente, ma che deve esser perpetua, tutti gl'eletti essendo, ogniuno nel suo tempo, chiamati da Dio nella communione de' santi, e talmente per la virtù del suo Santo Spirito sostenuti e conservati nella fede, che perseverando in essa conseguiscono l'eterna salute.
PROVE
Ger. 31,3; 33, e 35,36 - Ger. 32, da 38 a 40 - Sal. 46,5 - Mal. 3,6 - Sal. 102,27 e 28 - Hosea 2,19. Il sacro vincolo di questo matrimonio spirituale di Christo con la sua Chiesa non può esser rotto ne dagl'huomini ne dalli demonij: perche Iddio conserva la fede ne' suoi. - Giov. 14,16 - Rom. 11,29 - Sal. 37,28 - Sal. 48,14 - Giov. 6,37 e 47 - Giov. 10,27 e 28 - Rom. 8, da 29 a 32 - Rom. 8,38 e 39 - Matt. 24,24. Così Christo qui insegna non esser possibile che gli eletti sieno sodotti. Essendo sostenuti per la gratia di Dio perseveranno nella fede sin alla morte. - Luc. 22,31 e 32 - Giov. 17,11,20 e 21 - I Cor. 1,7 e 8.
Fil. 1,6; 2,13. Iddio opera talmente nella volontà de' suoi eletti ch'essi vogliono perseverare, ed effettivamente perseverano fin alla fine, tal che non si può dire che la volontà di essi renda dubbiosa la loro perseveranza: ne essi vanagloriarsi d'haverla dal loro libero arbitrio, che si determini se stesso: ma dalla gratia di Dio. - I Giov. 2,19 - I Giov. 3,9.
Articolo 27 - (Necessità della Chiesa)
Che ogniuno a quella (ciò è alla Chiesa) deve congiungersi e tenersi nella sua communione.
PROVE
Isa. 4,3: cio è nella vera Chiesa di Dio. - Isa. 44,5 - Ioel 2,32. Onde segue che per esser salvato conviene aggiungersi et attenersi alla vera Chiesa: non alla Synagoga di Satana: o starsene solingo in uno hermitagio, o scommunicato. - Fatti 2,47 - Gal. 4,26. Quelli dunque che non riconoscono la chiesa per madre ubbidendo alla pura predicatione della parola di Dio, non possono dire che Dio sia loro Padre. - Ebr. 12,22 e 23 - Matt. 18,17 - II Cor. 6,14 a 18 - Notate che per adherire alla vera Chiesa conviene separarsi della falsa.
I Giov. 5,21 - I Giov. 4,1 - II Giov. 10. Ecco che per discernere i veri Pastori dalli falsi, conviene esaminare se la dottrina loro è conforme alla S. Scrittura. - Apoc. 18,4. Tutti quelli che non si separano dalla falsa Chiesa, senza accorgersene con restarvi si rendono complici delli suoi errori e superstitioni, e compagni de' suoi eterni supplicij.
Sal. 27,4 - Efes. 4,11 e 12. Coloro dunque che non si uniscono con la vera Chiesa, non sono membra del corpo mistico di Christo. San Paolo tra li ministri ordinati da Dio per l'edification della Chiesa non mette mai ne Pontifici, ne Cardinali, ne sacerdoti: Onde vengono dunque?
Matt. 10,14 - Ebr. 10,25 - Ebr. 13,7 e 17: ciò è secondo la parola di Dio, contenuta nel Vecchio e Nuovo Testamento. - Fatti 5,29 - Giov. 8,47.
Articolo 28 - (Sacramenti)
Che Iddio non ci ammaestra solo colla sua parola, ma che di più egli ha ordinati de' Sacramenti per congiungergli ad essa, come mezzi per unirci a Christo e partecipar alli suoi benefici, e che non ve ne sono più di due comuni a tutte le membra della Chiesa, sotto 'l Nuovo Testamento, ciò è il Battesimo e la Santa Cena.
PROVE
Rom. 1,16 - Rom. 10,17 - Rom. 4, da 11 a 13 - Matt. 28,19 e 20 - Marco 1, da 1 a 4 - Rom. 6, da 3 a 5 - I Cor. 10,16 - I Cor. 11, da 11 a 13 - I Cor. 12,12 e 13 - Ecco qui la nostra unione mistica con Christo suggellata con i suggelli de' due Sacramenti della Chiesa Christiana ciò è il Battesimo e la S. Cena.
Articolo 29 - (Battesimo)
Ch'egli ha stabilito quello del Battesimo per una testimonianza della nostra adottatione, e che vi siamo lavati de' nostri peccati nel sangue di Jesu Christo e rinovati in santità di vita.
PROVE
Luca 3,2 e 3 - Marco 16,15 e 16 - Fatti 2,38 - Gal. 3,27 - Rom. 6,3 e 4 - Efes. 5,25 e 26 - Col. 2,11 e 12 - I Piet. 3,21 - Ebr. 10,22.
Articolo 30 - (Cena del Signore)
Ch'egli ha stabilito quello della Santa Cena od Eucaristia per il nudrimento dell'anime nostre acciocché con una vera e viva fede per la virtù incomprensibile dello Spirito Santo, mangiando effettivamente la sua carne e beendo suo sangue, e congiungendoci strettissimamente ed inseparabilmente a Christo, in lui e per lui abbiamo la vita spirituale ed eterna. Ed acciocché ognuno vegga chiaramente ciò che crediamo in questo capo, aggiungiamo qui le medesime espressioni che si trovano nella preghiera che facciamo avanti la communione, nella nostra Liturgia o forma di celebrar la Santa Cena, e nel nostro Catechismo publico, i quali scritti si veggono dietro a' nostri Salmi. Queste sono le parole della preghiera: Si come il Signor nostro non solo ha una volta offerto il suo corpo e il suo sangue per la remissione de' nostri peccati, ma vuole etiandio communicarcegli in nudrimento di vita eterna; facci etiandio questa gratia che in vera sincerità di cuore, e con zelo ardente, riceviamo da lui un' si grande beneficio, ciò è che con sicura fede noi godiamo del suo corpo et del suo sangue, anzi di lui tutto intero. Le parole della Liturgia sono tali. Prima dunque crediamo alle promesse che Jesu Christo, il quale è la verità infallibile, ha pronontiate colla sua bocca, ciò è ch'egli ci vuol far veramente partecipi del suo corpo del suo sangue, accioche lo possediamo interamente, in modo che egli viva in noi, noi in esso lui: Quelle del nostro Catechismo sono le medesime nella Domenica 53.
PROVE
Matt. 26,26,27. Notate ch'egli non dice, questo è, o che questo sia per transotantiatione cangiato nel mio corpo, ma questo è il mio corpo: ciò è sacramento, che vuol dir, segno sacro del mio corpo, come il calice è il Nuovo Testamento, ciò è segno e suggello di esso: e la pietra percossa da Moise era Christo secondo che scrive l'Apostolo I Cor. 10,4 non in sostanza, ma in figura e significatione. Matt. 26,27. Notate che tutti quelli che ricevono il pane sacro, deono anche partecipare al calice sacro, il quale non può esser loro tolto senza sacrilegio. Matt. 26,28. Notate che il sangue di Christo nella Santa Cena ci è dato come sparso, il che è stato fatto nella sua morte. Come dunque questo Sacro Sangue non fu all'hora sparso realmente nella mensa, si sparge corporalmente hoggidì nella celebratione della Santa Cena, così non è presente nel calice o nel vino corporalmente, ma Sacramentalmente, in quanto che la fede vi riceve Christo come morente per noi nella croce. Matt. 26,29. Notate che il vino il quale Christo bevete nella celebratione della Santa Cena non era transostantiato in sangue, ma era vero vino, frutto di vigna.
Luc. 22,19. Notate ch'egli non dice, Fate il mio corpo ma celebratene la memoria. Luc. 22,20. Come il calice non è mutato in un patto o in un Nuovo Testamento, ma n'è il Sacramento, così il pane è sacramento del corpo di Christo, ciò è sacro segno. I Cor. 11,23 e 24. Notate che l'Apostolo dispensator fedele non ha dato alla Chiesa seno quanto egli haveva ricevuto da Christo: ma nella messa vi sono molte cose le quali non si trovano nell'Evangelio di Christo. 2. Notate che Jesu Christo nella Santa Cena diede il suo corpo rotto per noi, il quale non vi fu corporalmente rotto, ma Sacramentalmente nel rompere il pane. Non era dunque corporalmente rinchiuso nel pane della S. Cena. I Cor. 11,25 e 26. Notate che la Santa Cena non è stata ordinata per sacrificare di nuovo Jesu Christo, come si pretende nella messa, ma per annuntiare il sacrificio della sua morte fatto una sola volta, e riceverne il frutto salutare per fede in remissione de' nostri peccati.
Giov. 6,35. Notate che venire a Christo, mangiare la sua carne e bevere il suo sangue, è credere in lui: e che questo si fa non per la bocca del corpo, ma per la fede che è la bocca dell'anima. Giov. 6,54. Dunque la carne e 'l sangue di Christo non si ricevono corporalmente nel Santo Sacramento, poi che molti hipocriti lo pigliano, liquali però non hanno la vita eterna. Giov. 6,63. Dunque la manducatione del corpo di Christo non si deve intender carnalmente, ma spiritualmente per fede, per laquale noi viviamo in Christo, e Christo vive et habita in noi. Gal. 2; Efes. 2 e 3.
Articolo 31 - (Ministeri)
Ch'egli è necessario che la Chiesa habbia de' Pastori giudicati bene istrutti e di buona vita da coloro che ne hanno la raggione, tanto per predicar la Parola di Dio come per amministrar i Sacramenti e vegghiare sopra la greggia di Christo, secondo le regole d'una buona e santa disciplina, insieme cogli Antiani e Diaconi, conforme all'usanza della Chiesa antica.
PROVE
Num. 27,17 - Ebr. 5,4 e 5 - Ier. 3,15 - Ier. 29,8 e 9 - Jer. 23,21 e 22 - I Cor. 12,4 e 5. Il Papato e Cardinalato non fu ordinato da Dio. Efes. 4, da 11 a 13. L'Apostolo descrivendo qui tutti gli officij stabiliti da Christo per edificar la sua Chiesa non havrebbe smenticato in questa ordinatione li Pontefici e Cardinali e sacerdoti se Christo gl'havesse instituiti.
Giov. 20,21 - Mar. 16,15 - Matt. 28,19 e 20 - I Tim. 3, da 1 a 5 - I Tim. 5,17 - Tit. 1, da 5 a 7. Antiano e Vescovo sono due nomi dell'officio de' Pastori o Ministri della Chiesa: e non di Signoria sopra essa: come si vede anche nelle testimonianze seguenti. Fatti 20,17 e 28. Paolo parlando alli Antiani ciò è Ministri della Chiesa d'Efeso gli chiama tutti vescovi dicendo loro - I Piet. 5, da 1 a 3 - I Tim. 3, da 8 a 10 - Ebr. 13,17. Noi dobbiamo seguitar li nostri Patori mentre essi seguitano Ch. sommo Pastor delle anime; ma se trascorrono in errore, dobbiamo attenersi alla verità di Dio anzi che alle menzogne degl'huomini, come si vede ne testi seguenti.
Gal., 1,8 e 9 - Fatti 17,11. Essaminavano giornalmente le prediche di San Paolo con la regola indubitabile della Santa Scrittura, come anche l'havea commendato Jsaia 8 et Iddio istesso Deut. 13. - Isa. 8,20 - Matt. 7,15 - Matt. 16,6 - I Tim. 4, da 1 a 3. Ogniuno può vedere in questi ultimi tempi dove regnino tali errori palpabili, per fuggirli se desidera salvar l'anima sua.
II Tess. 2, da 3 a 12 - I Tess. 5,20 e 21 - I Giov. 4, da 1 a 3. Notate che per discerner gli spiriti e sapere se sono da Dio, o no, egli commanda d'esaminare la loro dottrina alla regola della Santa Scrittura, come Giov. 5,39; Fatti 17,11 e massime guardarsi da quelli che corrompono l'articolo della venuta di Christo in carne, come fanno coloro che s'imaginano un corpo di Christo che sia in molti luoghi in un medesimo tempo, ciò è non solo in cielo, ma dovunque essi pretendono farlo per la transostantiatione delle loro hostie, in mille milioni di luoghi.
II Giov. 10. Notate ch'egli non dice che bisogna veder s'egli è mandato e approvato dal vescovo Romano: ma s'egli insegna la dottrina di Christo. Apoc. 2,2. Il padre della menzogna non cessa mai di spinger nel mondo degli spiriti fallaci, che si vantano d'havere autorità Apostolica: però non conviene seguitarli alla cieca, ma provarli e riprovarli. - I Piet. 4,11 - I Cor. 4,6 - I Tim. 4,13 e 16 - II Tim. 4, da 1 a 4 - Jer. 23,16 e 28. La paglia delle inventioni umane è la pastura degli spiriti brutali: ma li Figliuoli di Dio si pascono del fromento celeste della sua parola: colla quale come essendo anche un fuoco santo, essi brugiano la paglia delle false dottrine.
Del dover e cura de Pastori a correggere i vitij con santa disciplina. - Tit. 2,15 - I Tim. 5,20 - Isa. 58,1 - Ezec. 3, da 17 a 19 - Matt. 18, da 15 a 17.
Articolo 32 - (Poteri statali)
Ch'Iddio ha stabilito, i Ré, Principi et i Magistrati per il governo de' popoli; che i popoli deono esser loro suggetti ed ubbidienti in virtù di quella ordinatione, non solo per l'ira, ma ancora per la coscienza, in tutte le cose conformi alla Parola di Dio, il quale, è il Ré de' Ré e 'l Signore de' Signori.
PROVE
Prov. 8,15 e 16 - Dan. 2,20 e 21 - Iob. 12,18 - II Cron. 19, da 5 a 7 - Rom. 13, da 1 a 7 - Matt. 22,21 - I Piet. 2,13 e 14, e 17 - I Tim. 2,1,2.
Articolo 33 - (Formule di fede e di preghiera)
Finalmente che convien ricevere il Simbolo degli Apostoli, l'Oratione Dominicale e 'l Decalogo, come scritti fondamentali della nostra fede e delle nostre devotioni.
Il che resta chiaro dalle testimonianze con le quali habbiamo verificato la nostra Confessione, che in sostanza contiene la medesima dottrina, e di più con le seguenti.
PROVE
Rom. 1,16, Rom. 10,8 e 9 - II Tim. 1,13. L'Oratione Dominicale ci vien prescrita come un perfettissimo modello delle nostre preghiere, voti e desiderij, in Matteo c. 6 e in Luca c. 11.
E per una più distesa dichiaratione di quanto crediamo, reiteriamo qui la protestatione che gia dal 1603 fecimo stampare cioè che consentiamo nella sana dottrina con tutte le Chiese Riformate di Francia, della Gran Bretagna, de' Paesi Bassi, Alamagna, Svizzeri, Boemia, Polonia, Ungaria et altre, com'ella è rappresentata nella loro Confessione d'Augusta, secondo la dichiarazione datene dall'autore; e promettiamo di perseverarvi colla gratia di Dio inviolabilmente e nella vita e nella morte, essendo apparechiati di sottoscrivere a questa eterna verità di Dio col nostro proprio sangue, come l'hanno fatto i nostri Maggiori fin dal tempo de gli Apostoli, particolarmente in questi ultimi secoli.
E però preghiamo umilmente tutte le Chiese evangeliche e Protestanti di tenerci nonostante la nostra povertà e bassezza per vere membra del corpo mistico di Jesu Christo che sofferiscono pe 'l suo nome, e di continuarci l'aiuto delle loro preghiere verso Iddio, e tutti gli altri effetti della loro carità, come già gli habbiamo copiosamente provati; Onde le ringratiamo con tutta l'humiltà possibile, supplicando il Signore con tutto il cuore, ch'egli ne sia Rimuneratore, spandendo sopra esse le più pretiose benedittioni della gratia e della gloria, in questa vitta, ed in quella che è da venire.
AMEN.
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